La Parrocchia
Breve storia del Santuario (parte 2)
L'ATTUALE SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
Malvolti ci conferma così che l'attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie fu costruita a partire dal 1774 al posto della più grande chiesa distrutta. Essa contiene - della precedente - la pala dell'altar maggiore e due pale di altari laterali.
Le tre opere storiche dell'antico convento furono ancora rubate dagli austriaci durante l'invasione 1917 -1918 e, rintracciate a Udine, tornarono nella chiesa il 30 luglio 1921. Bisognose di un delicato e accurato intervento di restauro, furono, solo in anni più recenti, affidate a laboratori e tecnici specializzati che le hanno riportate all'originaria bellezza.
Nino Finato ne Il Coneglianese del luglio 1994 ricorda come venne salvato da Venezia anche il dossale cinquecentesco in legno dorato con la pala della Natività di Francesco da Milano che la Corporazione dei Marangoni (di cui San Giuseppe era protettore) - rivendicandone la proprietà - decise di consegnare alla chiesa di San Martino dov'è ora collocata nell'altare presso il Battistero.Egli aggiunge che l'attuale mensa dell'altare, con paliotto intarsiato di marmi policromi, del' santuario di Santa Maria delle Grazie, proviene dalla vecchia parrocchiale di Santa Maria di Campagna in Cessalto abbattuta agli inizi degli anni '60. Finato - per molti anni fabbriciere alla parrocchia dei SS. San Martino e Rosa dove affiancava padre Remigio Burello, è testimone credibile.
L'attuale Santuario vedeva una intensa vita religiosa che fioriva soprattutto nel mese di maggio quando - con grandi luminarie attorno alla pala della Madonna delle Grazie - la chiesa ospitava alla sera le genti della zona per il S. Rosario. Nella prima settimana di luglio si celebrava la festa religiosa del Santuario ed i più anziani ricordano i pellegrinaggi del Felettano, del San Fiorese e di altre comunità che arricchivano la religiosità popolare attorno alla Madonna delle Grazie.
Attorno al Santuario, dove si susseguivano le SS. Messe, c'erano in quei giorni le bancarelle con i dolci poveri dell'epoca (la memoria ci riporta i bussolà, le frittelle con lo zucchero, i biscotti al cioccolato ... ) e i primi giochi di plastica per i bambini. Era una festa la scalata all'albero della cuccagna- posto - ben unto - all'angolo verde della Carpené Malvolti difronte alla chiesa, dove i giovani della Calpena e di altre località si cimentavano alla conquista di cose semplici (un paio di salami, delle bottiglie, ... ). Attorno ancora la vecchia caserma che occupava la Piazza d'Armi la cui demolizione inizierà negli anni '60 per far posto all'attuale quartiere.
A cura di Sergio Dugone
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Breve storia del Santuario (parte 1)
L'ANTICO CONVENTO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
Pietro Antonio da Venezia nella sua "Historia serafica" scritta a Venezia nel 1688, afferma che "nel 1505 i Minori Osservanti, soprattutto per interessamento delle nobili famiglie Montalbano e Malvolti, si stabilirono in Santa Maria delle Grazie".
"Verso il 1530 il convento e la chiesa vennero ceduti al Padri Minori Riformati della provincia di Venezia che ne fecero anche un luogo di formazione e di studio per i giovani religiosi".
Alfredo De Mas nel suo "Conegliano, arte, storia e vita" Il edizione stampata nel 1972 dallo Studium Coneglianese, afferma altre cose di Santa Maria delle Grazie.
Nel 1769 la Repubblica Veneta, nell'intento di allontanare il dissesto finanziario e politico, sopprime diversi conventi e ne incamera i beni.
A Conegliano tale sorte tocca, nella zona verso Monticella, proprio al convento di Santa Maria delle Grazie dei padri Francescani Riformati, ( Zoccolanti ) da oltre tre secoli presenti a Conegliano. Per convalidare questa data, il De Mas cita un documento storico.
"Nel Libro delle Parti - conservato nell'archivio storico del comune - in data 26 maggio 1612, per divergenze sorte sulla sepoltura dei defunti alla cui bisogna i frati più non attendono, si legge:
"La Religione dei R. Padri di San Francesco dell'osservanza sino l'anno 1460 fu da questo Magnifico Consiglio accettata in questa patria, et fu del pubblico a quella assegnato il fondo, ove hora è costructa la chiesa di S. Maria delle Gratie, et fabricato l'honorato loro convento ".
Anche don Nilo Faldon, convalida tale data del 1460 come data di avvio della costruzione del convento e di presenza dei Frati in città.
I frati comunque furono in grande considerazione in città sia per le opere di carità ed ospitalità a pellegrini e ammalati (assistiti anche a domicilio), che per la vita culturale del convento.
Tant'è che nella chiesa - ampia, dotata di numerosi altari e di opere d'arte- trovarono posto le tombe di famiglia di alcune tra le nobili famiglie di Conegliano come i Del Giudice, i Graziani, i Dall'Ava ed altri, in parte venute alla luce con recenti interventi di restauro dei pavimenti.
Nel 1772, tre anni dopo la soppressione, gli edifici vennero venduti, mentre finirono a Venezia le nove pale degli altari della chiesa che venne demolita nel 1773.
I Coneglianesi avviarono un'accorata istanza a Venezia per le restituzione almeno della pala dell'altar maggiore, donata da un certo Antonio Salamanca e attribuita al pittore coneglianese Francesco Beccaruzzi (v. foto). Venezia restituirà la pala, ma non le altre opere d'arte di S. Maria delle Grazie.
Francesco Maria Malvolti ( 1725 - 1807 ) redige nel 1774 il "Catalogo delle migliori pitture esistenti nella città e territorio di Conegliano" - conservato all'Archivio di stato di Venezia - e una seconda copia, con annotazioni autografe, nell'archivio storico del comune.
Ecco come parla della pala del Beccaruzzi:
"Questa è di ragione dei compratori del soppresso convento, e chiesa de' Molto RR.PP. Riformati, già da questa città emigrati, ed è ora provisionalmente collocata in detta chiesa di San Giovanni finche colle dovute cautelle sarà trasportata, e collocata nella nuova chiesa, che sta fabricandosi in loco dell'altra già demolita; nella qual nuova chiesa saran pur collocate le altre due Pale in tela una rappresentante la Trinità e l'altra S. Tiziano con alcune figure di mano buona: la prima però di queste due molto pregiudicata". (Quest'ultima, come annota don Faldon, era la pala di San Tiziano dell'altare della cappella Del Giudice, cappella tutta affrescata ).
A cura di Sergio Dugone
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Speciale inaugurazione del Santuario
Con grande gioia sabato 25 ottobre è stato inaugurato, con la presenza del Vescovo e delle autorità cittadine, il Santuario di Madonna delle Grazie in via Trento e Trieste a Conegliano, restaurato e messo a nuovo dopo che un principio di incendio lo aveva reso inagibile il 13 giugno 2013.
Raccogliamo qui immagini e testimonianze della serata che, come bene ha detto Don Pierino, rimarrà nella memoria di tutti noi.
- La locandina dell'inaugurazione
- La relazione degli interventi di restauro (pdf, 6 Mb)
- La galleria fotografica (in continuo aggiornamento)
- Breve storia del Santuario (new!)
Via via che raccoglieremo altro materiale, lo pubblicheremo; tornate presto, quindi!
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Inaugurazione del Santuario
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Sabato 25 ottobre 2014 Inaugurazione e riapertura di SANTA MARIA DELLE GRAZIE un santuario restituito alla pietà popolare, un patrimonio di storia, arte e fede delle genti del Coneglianese. |
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Programma Ore 18.00 – In chiesa parrocchiale: presentazione dell’intervento di restauro e ringraziamenti Ore 19.00 – S. Messa presieduta da S.E. Mons. Corrado Pizziolo, vescovo diocesano Ore 19.45 – Processione dalla Parrocchiale al Santuario accompagnati dalla banda cittadina Ore 20.15 – Con il Magnificat riapertura del Santuario, benedizione del Vescovo e Te Deum Ore 20.45 – In Oratorio un brindisi festoso per la Comunità. |
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Storia della Parrocchia (parte 5)
Le testimonianze della Serenissima in terraferma
Villa Giustinian poi Civran, ora Barazza in Calpena e l'oratorio di Sant'Antonio
Su un colle che spazia sul castello, sulla pianura e sulle colline circostanti, è un bell'esempio di villa voluta dalla nobiltà veneziana per i suoi svaghi e per i lunghi periodi trascorsi in terraferma.
Costruita dal marchese Agostino Soaver nel 1665 - data della meridiana dipinta sulla facciata a sud - fu poi dei Trevisan, uno dei quali divenne Vescovo di Ceneda, dei nobili Giustinian, della famiglia coneglianese Civran e - recentemente - della famiglia Barazza.
Il carattere architettonico è semplice con una barchessa sul lato ovest del giardino all'italiana ed un oratorio sul lato opposto.
La chiesetta, fatta erigere nel 1684 in onore di Sant'Antonio, venne dotata dal marchese Soaver, nel 1772, di una pala del Tiziano, rappresentante San Tiziano, che il marchese acquistò dalla famiglia Del Giudice obbligata a privarsene per la demolizione della sua cappella nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Di tale dipinto mancano notizie successive (a meno che esso non sia il San Tiziano che riceve le chiavi della città proprio dal nobile Del Giudice, restaurato recentemente e collocato nell'altare laterale della chiesetta di Santa Maria delle Grazie. Opera che nessuno, però, attribuisce a Tiziano e che lo stesso don Nilo Faldon, concorde la restauratrice Renza Clocchiatti Garla, considera rimaneggiata rispetto al probabile dipinto originale ).
La proprietà della villa, un tempo era molto ampia, superava l'attuale strada Mangesa delle Spezie e comprendeva - tra l'altro la zona del lago di Pradella.
La terra di pertinenza della villa si estendeva fino all'abitato di Ogliano se è vero che ricerche recenti portano ad attribuire a Villa Giustinian - Barazza anche l'origine dell'antico oratorio di SS. Trinità sulla via omonima che collega Ogliano con il Menaré.
Villa Semenzi, poi Dall’Armi ora Paccagnella
In fondo a via delle Ginestre, laterale destra di via Leonardo Da Vinci, in mezzo alle colline dolci della Calpena, sorge la bianca facciata di villa Semenzi ora proprietà Paccagnella.
Fatta costruire nel 1679 dal nobile Andrea Semenzi, nel 1799 era proprietà di certo Leon Cavazza, passò poi alla nobile famiglia Cappello di Venezia, quindi ai Cornaggia ed infine ai Dall’Armi ed agli attuali proprietari i Paccagnella.
E’ opera architettonica elegante attribuita alla scuola di Baldassare Longhena cui si accede da monumentale gradinata soprastata da stature e da un timpano, Il giardino all’italiana immette in un grande viale alberato che collega con l’azienda agricola sulla collina antistante.
Domenico Del Giudice, nelle sue Memorie del 1766 ricorda che il pittore Pietro Visconti di Milano stava dipingendo i saloni della villa. Villa Semenzi ora Paccagnella non risulta avere testimonianze di oratori religiosi.
Villa Montalbano poi Morpurgo ora Pini
Indicato nelle cartine topografiche come palazzo Morpurgo, sorge in via Monte Grappa a Monticella in posizione incantevole anche se oggi circondata da area a forte insediamento abitativo.
Costruita nel 1679 è rinomata per la classica architettura, numerose e decorate sale e per il vasto parco.
Vi esisteva una cappella gentilizia – demolita nel 1889 – dedicata alla Madonna di Loreto e dove, i Montalbano per esempio, risulta battezzassero i loro figli ( Registro dei Battesimi di San Martino 7 ottobre 1738 e 14 novembre 1739 ).
Il dipinto d’altare, fine seicento, che riproduce l’antica "Madonna bruna" originaria immagine della Madonna lauretana ( sostituita con la "Madonna nera" a causa dell’incendio del 1921 ), è stato restaurato ed ora si trova nella cappella Murialdo della chiesa dei Santi Martino e Rosa.
Villa Lippomano, poi Valeri – Manera, ora Creso
Baldassare Longhena ( 1604 – 1682 ) su incarico della famiglia Lippomano, che aveva ricevuto nel 1597 la villa di San Nicolò in Monticella, pone mano alla realizzazione della nuova, monumentale, grande residenza di campagna dei nobili veneziani.
Un vasto porticato con cinque forti arcate, una facciata lineare con le grandi vetrate del salone da ballo e le sale laterali tutte affrescate, ne costituiscono la parte monumentale.
Stucchi, affreschi, stemmi, decorazioni, ornano sale e corridoi, mentre vestiboli e ballatoi segnano soluzioni architettoniche di grande creatività ed eleganza.
La posizione della villa, in cima al colle, al termine di un viale alberato di grande impianto scenografico, danno ad essa un risalto notevole.
E’ giudicata dagli studiosi uno degli esempi più significativi di casa di campagna e degli ozi dei nobili veneziani: porticati, barchesse, cantine, abitazioni rurali e stalle ne erano il naturale corollario funzionale alla vita dei signori.
A destra della villa, sorge l’oratorio – una lapide del 1610 ricordante Giovanni Lippomano fa memoria dell’antica e più grande chiesa di San Nicolò – di cui forse, questo edificio sacro è l’abside o una parte rimasta.
Dopo i Lippomano, la residenza passò ai Querini – Stampalia che la cedettero ai Valeri – Manera. In anni recenti venne acquistata dalla società Creso e dopo un lungo lavoro di recupero e restauro oggi ospita appartamenti residenziali.
A cura di Sergio Dugone
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