MdG, Venerdì 13 marzo 2026

VIA CRUCIS
animata dal Gruppo Giovani

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CONDANNA A MORTE DI GESÙ
Lorenzo, Andrea G., Andrea V., James, Michele, Martina, Benedetta

Matteo 27, 11-14

11 Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». 12 E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. 13 Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». 14 Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

COMMENTO

In questa prima stazione della Via Crucis vediamo Gesù Cristo davanti a Ponzio Pilato. Gesù è innocente: durante la sua vita ha insegnato l’amore, ha aiutato i poveri, ha guarito i malati e ha portato speranza a tante persone. Eppure ora si trova davanti a un giudice e a una folla che chiede la sua condanna. Pilato capisce che Gesù non è colpevole. Sa che condannarlo è ingiusto, ma ha paura della folla e delle conseguenze possibili per difendere un uomo che tutti accusano. Così sceglie la strada più facile: si lava le mani e lascia che la decisione venga presa dagli altri. In questo modo un uomo innocente viene condannato. Questa scena ci fa riflettere anche sulla nostra vita. A volte anche noi sappiamo cosa è giusto, ma preferiamo non intervenire per paura del giudizio degli altri o per non andare contro il gruppo. Restare in silenzio sembra la scelta più semplice, ma spesso significa lasciare che un’ingiustizia continui. Gesù, invece, accetta la condanna senza odio e senza violenza. Con il suo silenzio e la sua forza ci insegna che il bene e la verità sono più importanti della paura e del consenso della folla. Noi ragazzi oggi vediamo situazioni che assomigliano a questa scena. A scuola può capitare che qualcuno venga preso in giro, escluso o giudicato, mentre gli altri restano a guardare. Anche sui social una persona viene spesso “lapidata” da commenti e insulti, proprio come la folla voleva fare con la donna adultera. In quell’occasione, Gesù non si lavò le mani come Pilato, ma sfidò il gruppo dicendo: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. In questi momenti il rischio è proprio quello di comportarsi come Pilato: vedere l’ingiustizia, ma scegliere il silenzio per paura. Gesù, invece, ci insegna a fermare la mano di chi colpisce e a non unirci al coro del giudizio. Guardando a questa stazione, capiamo che siamo chiamati ad avere il coraggio di non seguire la folla, uscendo dall’anonimato del gruppo, per difendere la dignità di chi viene trattato ingiustamente. In questi momenti il rischio è quello di comportarsi come Ponzio Pilato, cioè vedere che qualcosa è sbagliato, ma scegliere di non fare nulla. Noi giovani capiamo che siamo chiamati a fare qualcosa di diverso: avere il coraggio di non seguire sempre la folla, ma di rispettare gli altri e di stare dalla parte di chi viene trattato ingiustamente.

PREGHIERA

Signore Gesù,
tu sei stato condannato ingiustamente davanti a Ponzio Pilato,
pur essendo innocente.
Anche noi giovani a volte vediamo ingiustizie
o persone giudicate male,
ma per paura degli altri restiamo in silenzio.
Aiutaci a non lavarci le mani davanti al male,
ma ad avere il coraggio di difendere ciò che è giusto,
seguendo il tuo esempio nella Via Crucis.

 

GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Ludovico, Miryam, Andrea Sa., Giorgio, Andrea So., Matilde

Giovanni 19, 25-27

25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

RIFLESSIONE

Gesù in questo momento della passione affida sua madre al discepolo, e il discepolo a sua madre: una decisione che non nasce dalla scelta diretta dei due interessati, ma dalla volontà di Gesù. In questo gesto possiamo riconoscere qualcosa che riguarda anche la nostra vita. Nessuno di noi sceglie dove nascere o quali genitori avere: ci ritroviamo dentro una famiglia che non abbiamo preferito, ma che diventa il primo luogo della nostra esistenza. È proprio grazie ai nostri genitori se abbiamo ricevuto la vita, e per questo siamo chiamati a riconoscere in loro un dono prezioso. Nel rapporto tra Maria e Gesù vediamo anche il coraggio di lasciare andare. Maria accompagna suo figlio fino alla croce, pur sapendo che la sua missione lo conduce alla sofferenza e alla morte. Non lo trattiene per sé, ma accetta di lasciarlo libero di compiere ciò per cui è venuto nel mondo. Anche i nostri genitori sono chiamati a vivere qualcosa di simile: amarci non significa trattenerci o proteggerci da tutto, ma aiutarci a crescere e lasciarci lo spazio per scoprire chi siamo davvero e trovare la nostra strada. Allo stesso tempo, il gesto di Gesù, che affida Maria a Giovanni, ricorda anche la responsabilità dei figli. Il Vangelo racconta che da quel momento il discepolo la accolse con sé, nella sua casa. È un segno concreto di cura e di responsabilità. Così anche noi, crescendo, siamo chiamati a cambiare il nostro modo di stare accanto ai genitori: non più solo ricevendo, ma imparando a restituire. Prendersi cura di loro, sostenerli, essere presenti nella loro vita è un modo per ricambiare, almeno in parte, tutto ciò che hanno fatto per noi quando eravamo più piccoli. Sotto la croce Maria vede Gesù soffrire e non può fare nulla per sollevargli il peso della croce. Allo stesso tempo Gesù vede il dolore di sua madre, ferita nel cuore da ciò che sta accadendo. Anche nelle nostre famiglie possiamo rivedere questo, in quanto i nostri genitori spesso soffrono nel vederci affrontare le nostre “croci” – delusioni, fallimenti, difficoltà personali – e vorrebbero poterci togliere quel peso, ma non possono farlo al posto nostro. E noi, a volte, ci sentiamo in colpa per le preoccupazioni che diamo loro. Questo incontro ci insegna che amare qualcuno non significa sempre risolvere i suoi problemi, ma restargli accanto, condividere il dolore e offrire una presenza che sostiene. A differenza di altre figure della via del Calvario, Maria non compie gesti straordinari per aiutare il figlio. Non asciuga il suo volto come la Veronica, né porta la croce come il Cireneo. Eppure la sua presenza è fondamentale: basta uno sguardo tra madre e figlio. Questo ci ricorda che l’amore dei genitori non si manifesta solo nei grandi gesti, ma soprattutto nella presenza costante delle piccole cose quotidiane: nell’esserci sempre, anche quando sembra che non stia succedendo nulla di speciale. Infine, sotto la croce di Gesù è presente sua madre, mentre molti dei suoi amici non ci sono. Solo Giovanni rimane accanto a lui. Questo ci invita a riflettere su una verità della nostra vita: gli amici sono importanti, ma non sempre saranno presenti in tutti i momenti difficili. La famiglia, invece, spesso rimane accanto a noi anche quando tutto il resto viene meno. Per questo, quando a volte preferiamo stare solo con i nostri amici e allontanarci dalla famiglia, è importante ricordare quanto profondo sia il legame che ci unisce ai nostri genitori. L’incontro tra Gesù e Maria sulla via del Calvario ci ricorda allora che nessuno affronta la propria salita completamente da solo. Nelle nostre fatiche e nelle nostre croci c’è sempre qualcuno che ci guarda con amore: uno sguardo che non giudica la nostra debolezza, ma che ci incoraggia a trovare la forza per compiere il passo successivo. Spesso quello sguardo è proprio quello dei nostri genitori, che ci accompagnano nel cammino della vita.

PREGHIERA

Signore Gesù,
in questo incontro sulla via del Calvario, ci insegni
che l’amore non ha sempre bisogno di parole.

Ti preghiamo per le nostre famiglie,
perché possiamo imparare l’arte dello sguardo di Maria:
quello sguardo che sa leggere nel cuore senza giudicare,
che sa restare vicino
anche quando il dolore è troppo grande per essere spiegato.

Ti preghiamo per noi giovani:
donaci il coraggio di non nascondere
le nostre croci e le nostre fatiche ai genitori.
Aiutaci a capire che lasciarsi guardare nella propria fragilità
non è una sconfitta, ma l’inizio di una fiducia più vera.

Ti preghiamo per i nostri genitori:
sostienili quando si sentono impotenti di fronte alle nostre difficoltà.
Dona loro la forza di Maria nel “lasciarci andare”
perché la loro libertà sia lo spazio in cui noi possiamo fiorire
e il loro amore sia la roccia sicura a cui poter sempre tornare.

Fa’ che nelle nostre case il silenzio non sia mai assenza,
ma presenza che accoglie,
e che ogni nostra “caduta” trovi una mano tesa
e uno sguardo capace di dirci, senza parlare,
che tutto è possibile insieme a Te.
Amen.

 

GESÙ È AIUTATO DAL CIRENEO
Gabriele, Filippo, Manuel, Anna, Raphael, Yariel

Marco 15, 20-23

20 Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. 21 Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 22 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 23 e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

RIFLESSIONE

Come Simone di Cirene anche noi nella nostra vita quotidiana possiamo incontrare qualcuno in difficoltà. Può essere un amico, un compagno di scuola, un parente. Spesso queste persone hanno bisogno di un aiuto e noi, proprio come il Cireneo, ci ritroviamo a portare una croce. È una croce che può essere più o meno pesante ma noi siamo chiamati a prenderci carico di questo peso nonostante non sia nostro. A volte fare come il Cireneo richiede impegno: vuol dire fermarsi anche quando vorremmo andare avanti per la nostra strada, e magari perdere tempo, cambiare i nostri programmi, o stare vicino a qualcuno quando preferiremmo fare altro. Eppure questo nostro aiuto può tramutarsi in qualcosa di estremamente prezioso e importante. Nel concreto possiamo essere il Cireneo quando qualcuno attorno a noi fa difficoltà nello studio o nei rapporti con altri coetanei, ha avuto qualche delusione oppure sta passando un momento difficile per qualsiasi motivo. Aiutare vuol dire anche correggere o far notare un comportamento sbagliato da parte di chi ci sta vicino. Da questa nostra azione non dobbiamo aspettarci qualcosa in cambio, ma deve essere più un immedesimarsi negli altri, mettendo in pratica il comandamento di Gesù: “amerai il prossimo tuo come te stesso”. Come noi vorremmo essere aiutati nei momenti di difficoltà, così siamo presenti quando è qualcun altro ad avere bisogno di noi. Il nostro sostegno non deve essere solo fisico o materiale ma anche spirituale, per esempio impegnandoci a pregare non solo per noi stessi, ma perché anche gli altri possano risolvere i loro problemi. Anche noi quindi possiamo diventare come il Cireneo nella nostra vita quotidiana: persone capaci di fermarsi e aiutare chi sta portando una croce troppo pesante.

PREGHIERA

Signore Gesù, aiutaci a uscire dal nostro io, dai nostri schemi, dalle nostre abitudini e donaci di scoprire che si è più beati nel dare che nel ricevere.

A ogni invocazione ripetiamo: Aiutaci a portare ciascuno i pesi degli altri!

- Signore Gesù, in una società dominata dall’arrivismo, dal carrierismo e dalla ricerca dell’interesse individuale, ti preghiamo:
- Signore Gesù, in un mondo dove si sta diffondendo la globalizzazione dell’indifferenza, ti preghiamo:
- Signore, nell’andazzo quotidiano di pensare ai propri affari, noncuranti della giustizia, dell’onestà e del danno possibile agli altri, ti preghiamo:
- Signore Gesù, quando siamo tentati di salire sul carro di chi è potente e di successo, perché può procurarci vantaggi facili, anche se disonesti, ti preghiamo:
- Signore Gesù, quando vorremmo rifiutare pesi e responsabilità, perché convinti di avere già dato, anzi, di dover ricevere, ti preghiamo:

 

LA FLAGELLAZIONE, LA DERISIONE E LA CROCE
Agnese, Stefano, Emily, Gabriele S., Emma, Sofia

Matteo 27, 24-31

24 Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». [...] 26 Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. 27 Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. 28 Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, 29 intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». 30 Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 31 Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.

RIFLESSIONE

Quando sentiamo la parola “croce” ci viene in mente un oggetto così quotidiano che ci risulta quasi indifferente, ma pensandoci bene, in realtà, la croce dobbiamo intenderla come qualcosa che ci appartiene e segna ogni giorno la nostra vita di giovani. In questo momento del racconto evangelico vediamo Gesù circondato soldati che lo prendono in giro, lo umiliano, lo trattano come qualcuno senza valore. Quel mantello e quella corona non sono segni di onore, ma strumenti di scherno. Anche nella vita dei giovani esistono momenti in cui ci si sente giudicati, presi in giro o non compresi. Può succedere a scuola, nello sport, nei gruppi o anche sui social. A volte basta essere un po’ diversi dagli altri, avere idee differenti, credere in qualcosa in cui altri non credono, per sentirsi messi da parte o etichettati. La paura di essere esclusi o di non essere accettati può diventare una delle croci più pesanti da portare. Per questo spesso si rischia di indossare anche noi delle “maschere”: si cerca di comportarsi come gli altri si aspettano, di dire quello che è più facile dire, di nascondere ciò che si pensa davvero. In questo modo sembra più semplice essere accettati, ma allo stesso tempo si rischia di perdere qualcosa della propria autenticità. Guardando Gesù in questa scena capiamo che anche lui ha attraversato l’esperienza del rifiuto e della derisione. È stato giudicato e umiliato proprio mentre stava compiendo un gesto di amore e di dono totale. Questo ci fa capire che le difficoltà, il sentirsi non compresi o il portare delle piccole croci non sono segni di debolezza, ma fanno parte del cammino della vita.

Questa pagina del Vangelo invita anche a guardarci dentro. A volte, senza accorgercene, possiamo essere noi a comportarci come quei soldati: quando ridiamo di qualcuno, quando giudichiamo troppo velocemente, quando escludiamo chi è più fragile o diverso. Il cammino di Gesù verso la croce ci ricorda invece un’altra possibilità: quella di scegliere il rispetto, l’ascolto e l’accoglienza. Le croci dei giovani di oggi possono essere tante – la solitudine, le aspettative troppo alte, la paura del futuro, il bisogno di sentirsi accettati – ma questo racconto ci mostra che anche nelle situazioni più difficili è possibile continuare a camminare con dignità, senza perdere ciò che si è davvero. Guardando Gesù che continua il suo cammino nonostante la derisione e l’umiliazione, possiamo trovare il coraggio di affrontare anche le nostre croci quotidiane, sapendo che ogni gesto di rispetto, di autenticità e di attenzione verso gli altri può rendere il mondo un po’ più umano.

 

LE TRE CADUTE DI CRISTO
Nicolò, Beatrice, Veronique, Carlo, Eleonora

Genesi 3, 8-13

8 Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. 10 Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. 11 Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”. 12 Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. 13 Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

RIFLESSIONE

Diversamente dagli altri episodi narrati nel ricordo della salita di Gesù al Calvario, le cadute non hanno un riferimento biblico: sono state introdotte per devozione popolare, grazie all’influenza dei frati francescani che ipotizzavano delle cadute a causa del peso del braccio orizzontale della croce: è fisicamente impossibile infatti che Gesù non sia caduto a causa delle gravi ferite. Questa devozione è consolidata dalle visioni di santi come Santa Brigida di Svezia, che racconta di brutali cadute durante la salita al Calvario. Abbiamo scelto questo brano delle Scritture perché è l’esempio più lampante di “caduta” in tentazione: è un parallelismo tra le cadute bibliche e quelle di molti giovani d’oggi. Come ci ricorda Papa Francesco “Cristo cade e si rialza insegnandoci che la vera sconfitta non è l’errore in sé ma il restare a terra senza provare a reagire”. Possono essere molte le difficoltà simili a delle cadute nelle quali possiamo imbatterci durante il nostro cammino: dalle semplici delusioni o degli imprevisti (come un brutto voto a scuola o una litigata con gli amici) a situazioni di più grave disagio come per esempio una dipendenza (che può essere da alcol, droga ma anche da dispositivi elettronici o relazioni pericolose). Ci sono molte storie dalle quali possiamo trarre esempio: una tra queste può essere quella di Carolina Picchio, una ragazza adolescente vittima di bullismo da parte di alcuni suoi amici, che ci ricorda quanto il restare soli nel dolore possa essere devastante. Un’altra testimonianza dalla quale possiamo prendere esempio è quella di Clare Crockett, suora irlandese, convertitasi dopo un’adolescenza passata tra alcol e droghe e ora sulla strada della santità. In conclusione, il messaggio che vogliamo trasmettere è di speranza! Nonostante le crisi a scuola, i problemi con gli amici o gli errori personali, esiste sempre una possibilità di rinascita. L’importante è riconoscere le proprie fragilità e avere il coraggio di rialzarsi ogni volta, proprio come ha fatto Gesù. Nelle nostre difficoltà, dobbiamo ricordarci che non siamo mai soli: possiamo sempre contare sull’aiuto e il sostegno della nostra famiglia, dei nostri amici e di Gesù, che anche nei nostri momenti peggiori non accenna ad abbandonarci a noi stessi, quale padre amorevole.

PREGHIERA

- Signore, ti preghiamo di non diventare noi “serpenti” per i nostri conoscenti o amici; ascoltaci, o Signore
- Signore, ti chiediamo di darci la forza per riconoscere le nostre cadute ed aiutarci a rialzarci;
- Signore, ti preghiamo di poter aiutare coloro che spesso si lasciano sedurre da tentazioni pericolose;
- Signore, ti preghiamo perché, come suor Clare Crockett, nonostante le difficoltà, possiamo trovare la via della santità;

CAROLINA PICCHIO
Carolina Picchio (1998–2013) è stata una studentessa di Novara diventata il simbolo della lotta al cyberbullismo (bullismo sui social) in Italia. A soli 14 anni si tolse la vita in seguito alla diffusione online di un video che la ritraeva in un momento di fragilità, accompagnato da una pioggia di insulti sui social. Prima di morire, lasciò un messaggio diventato celebre: “Le parole fanno più male delle botte”. Il suo sacrificio ha portato nel 2017 all’approvazione della prima legge italiana contro il bullismo telematico e alla nascita di una fondazione a suo nome dedicata alla sicurezza digitale dei minori.

Sr. CLARE CROCKETT
Suor Clare Crockett (1982–2016) è stata una religiosa irlandese delle Suore Serve della Casa della Madre, la cui vita è passata dal sogno del successo a Hollywood a una dedizione totale a Dio. Giovane attrice e presentatrice di successo a Derry, dopo una profonda conversione spirituale durante un viaggio in Spagna, decise di abbandonare la carriera mondana per farsi suora a 18 anni. Ha trascorso i successivi quindici anni servendo con gioia e umorismo in Spagna, Stati Uniti ed Ecuador, dove è tragicamente scomparsa a 33 anni durante il terremoto del 16 aprile 2016, mentre cercava di mettere in salvo le sue allieve di musica. La sua testimonianza, racchiusa nel motto “O tutto o niente”, è diventata un fenomeno di fede globale attraverso il documentario sulla sua vita. É in corso il processo di beatificazione.

 

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