La storia

Le testimonianze della Serenissima in terraferma

Villa Giustinian poi Civran, ora Barazza in Calpena e l'oratorio di Sant'Antonio

Su un colle che spazia sul castello, sulla pianura e sulle colline circostanti, è un bell'esempio di villa voluta dalla nobiltà veneziana per i suoi svaghi e per i lunghi periodi trascorsi in terraferma.

Costruita dal marchese Agostino Soaver nel 1665 - data della meridiana dipinta sulla facciata a sud - fu poi dei Trevisan, uno dei quali divenne Vescovo di Ceneda, dei nobili Giustinian, della famiglia coneglianese Civran e - recentemente - della famiglia Barazza.

Il carattere architettonico è semplice con una barchessa sul lato ovest del giardino all'italiana ed un oratorio sul lato opposto.

La chiesetta, fatta erigere nel 1684 in onore di Sant'Antonio, venne dotata dal marchese Soaver, nel 1772, di una pala del Tiziano, rappresentante San Tiziano, che il marchese acquistò dalla famiglia Del Giudice obbligata a privarsene per la demolizione della sua cappella nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Di tale dipinto mancano notizie successive (a meno che esso non sia il San Tiziano che riceve le chiavi della città proprio dal nobile Del Giudice, restaurato recentemente e collocato nell'altare laterale della chiesetta di Santa Maria delle Grazie. Opera che nessuno, però, attribuisce a Tiziano e che lo stesso don Nilo Faldon, concorde la restauratrice Renza Clocchiatti Garla, considera rimaneggiata rispetto al probabile dipinto originale ).

La proprietà della villa, un tempo era molto ampia, superava l'attuale strada Mangesa delle Spezie e comprendeva - tra l'altro la zona del lago di Pradella.

La terra di pertinenza della villa si estendeva fino all'abitato di Ogliano se è vero che ricerche recenti portano ad attribuire a Villa Giustinian - Barazza anche l'origine dell'antico oratorio di SS. Trinità sulla via omonima che collega Ogliano con il Menaré.

Villa Semenzi, poi Dall’Armi ora Paccagnella

In fondo a via delle Ginestre, laterale destra di via Leonardo Da Vinci, in mezzo alle colline dolci della Calpena, sorge la bianca facciata di villa Semenzi ora proprietà Paccagnella.

Fatta costruire nel 1679 dal nobile Andrea Semenzi, nel 1799 era proprietà di certo Leon Cavazza, passò poi alla nobile famiglia Cappello di Venezia, quindi ai Cornaggia ed infine ai Dall’Armi ed agli attuali proprietari i Paccagnella.

E’ opera architettonica elegante attribuita alla scuola di Baldassare Longhena cui si accede da monumentale gradinata soprastata da stature e da un timpano, Il giardino all’italiana immette in un grande viale alberato che collega con l’azienda agricola sulla collina antistante.

Domenico Del Giudice, nelle sue Memorie del 1766 ricorda che il pittore Pietro Visconti di Milano stava dipingendo i saloni della villa. Villa Semenzi ora Paccagnella non risulta avere testimonianze di oratori religiosi.

Villa Montalbano poi Morpurgo ora Pini

Indicato nelle cartine topografiche come palazzo Morpurgo, sorge in via Monte Grappa a Monticella in posizione incantevole anche se oggi circondata da area a forte insediamento abitativo.

Costruita nel 1679 è rinomata per la classica architettura, numerose e decorate sale e per il vasto parco.

Vi esisteva una cappella gentilizia – demolita nel 1889 – dedicata alla Madonna di Loreto e dove, i Montalbano per esempio, risulta battezzassero i loro figli ( Registro dei Battesimi di San Martino 7 ottobre 1738 e 14 novembre 1739 ).

Il dipinto d’altare, fine seicento, che riproduce l’antica "Madonna bruna" originaria immagine della Madonna lauretana ( sostituita con la "Madonna nera" a causa dell’incendio del 1921 ), è stato restaurato ed ora si trova nella cappella Murialdo della chiesa dei Santi Martino e Rosa.

Villa Lippomano, poi Valeri – Manera, ora Creso

Baldassare Longhena ( 1604 – 1682 ) su incarico della famiglia Lippomano, che aveva ricevuto nel 1597 la villa di San Nicolò in Monticella, pone mano alla realizzazione della nuova, monumentale, grande residenza di campagna dei nobili veneziani.

Un vasto porticato con cinque forti arcate, una facciata lineare con le grandi vetrate del salone da ballo e le sale laterali tutte affrescate, ne costituiscono la parte monumentale.

Stucchi, affreschi, stemmi, decorazioni, ornano sale e corridoi, mentre vestiboli e ballatoi segnano soluzioni architettoniche di grande creatività ed eleganza.

La posizione della villa, in cima al colle, al termine di un viale alberato di grande impianto scenografico, danno ad essa un risalto notevole.

E’ giudicata dagli studiosi uno degli esempi più significativi di casa di campagna e degli ozi dei nobili veneziani: porticati, barchesse, cantine, abitazioni rurali e stalle ne erano il naturale corollario funzionale alla vita dei signori.

A destra della villa, sorge l’oratorio – una lapide del 1610 ricordante Giovanni Lippomano fa memoria dell’antica e più grande chiesa di San Nicolò – di cui forse, questo edificio sacro è l’abside o una parte rimasta.

Dopo i Lippomano, la residenza passò ai Querini – Stampalia che la cedettero ai Valeri – Manera. In anni recenti venne acquistata dalla società Creso e dopo un lungo lavoro di recupero e restauro oggi ospita appartamenti residenziali.

A cura di Sergio Dugone

Precedente <<