L’atto di nascita della Madonna delle Grazie

"Albinus Luciani, Dei et Apostolicae Sedis Gratia, Episcopus Victoriensis Venetorum,..." inizia in modo solenne e formale, il decreto con il quale il vescovo Albino Luciani, invocato Nomine Domini, costituisce la parrocchia della Visitazione della Beata Vergine Maria di Conegliano - Madonna delle Grazie - ed attribuisce ad essa il territorio compreso tra la località Gai verso San Vendemiano, la ferrovia a sud, la linea immaginaria che congiungeva questa con viale Trento Trieste all'altezza di casa Bassanin - Storelli, via Carpené sino al Monticano, poi via Calpena sino al confine di Ogliano.

E' l' 11 febbraio 1965, festa della Madonna di Lourdes e mons. Albino Luciani ( che sarebbe poi divenuto patriarca di Venezia e papa, per soli 33 giorni, con il nome di Giovanni Paolo I ), pone così il proprio sigillo ad un progetto che aveva cominciato a delinearsi durante la precedente visita pastorale alla popolosa parrocchia dei Santi Martino e Rosa.

 

In quella circostanza ( Luciani fece due visite pastorali - la prima dal 1959 al 1963 e la seconda dal 1964 al 1969 - alle parrocchie della diocesi ), la comunità dei Padri Giuseppini di S. Leonardo Murialdo, cui era stata affidata dal 1923 la guida dell'antica parrocchia sulla riva del Monticano, aveva portato il vescovo Luciani a vedere la bella chiesa di Santa Maria delle Grazie, ai limiti di quella che era stata negli anni più recenti la grande caserma Vittorio Emanuele II e la piazza d'armi per le esercitazioni delle truppe, terreno che – anticamente – costituiva il brolo e l’orto del convento dei Frati Minori, come vedremo più avanti.

Padre Remigio Burello, indimenticabile parroco dei Santi Martino e Rosa dal 1945 al 1967, aveva presentato al vescovo un santuario che era centro di devozione mariana nei mesi di maggio e ottobre, luogo di pellegrinaggi che arrivavano anche a piedi dai paesi vicini, un punto di riferimento religioso per la gente, soprattutto della zona di Monticella, luogo di grandi feste popolari ai primi di luglio di ogni anno.

Per il 2 luglio, arrivavano ancora – in quell’anno – i pellegrini a piedi da Castello Roganzuolo e San Fior, ma fino a poco tempo prima, giungevano anche da Rua di Feletto e da tutto il Felettano, da San Vendemiano, Colle Umberto, Carpesica, Ceneda.

Luciani aveva constatato che la chiesa era ampia e ben tenuta, dotata di opere d'arte significative, di arredi liturgici e di personale che vi provvedeva alla cura quotidiana.

Seppe poi anche che quel luogo, era la testimonianza che raccontava di un antico convento di Frati Minori che vi gestivano opere di formazione cristiana, di carità, assistenza e cura, per viandanti ed infermi, chiamati a Conegliano nei secoli precedenti, dal Comune.

"La diocesi sta pensando da tempo di dividere la comunità di San Martino, troppo popolosa e vasta per essere seguita da una sola parrocchia - si sentì dire padre Remigio Burello quel giorno - e questa potrebbe essere provvisoriamente la parrocchia che si andrà a costruire poi verso Monticella, anche per rispondere alle esigenze pastorali di una zona in forte crescita". Padre Remigio Burello, legatissimo alla gente di Monticella, quel giorno pianse.

Il Padre Generale dei Giuseppini, del resto, aveva annunciato a mons. Luciani il ritiro dei religiosi dalla parrocchia dei Santi Martino e Rosa, perché parrocchia troppo numerosa e perché – impegnati nella pastorale – non avevano tempo e modo di dedicarsi ai giovani ed alla loro formazione professionale ed umana, come voleva il loro fondatore.

Inoltre, il territorio della parrocchia dei Santi Martino e Rosa era destinato a popolarsi ulteriormente.

L'Amministrazione comunale di Conegliano infatti, su iniziativa dei sindaci Francesco Da Broi e Mario Salvador, aveva acquistato dal Demanio militare l'intero complesso della caserma Vittorio Emanuele II, per dare risposte abitative e servizi ad una città in crescita tumultuosa.

Conegliano era infatti al centro di un territorio che viveva un veloce passaggio da un'economica contadina ad una industriale.

In quanto alla caserma ed all'adiacente piazza d'armi, si trattava di un'area vastissima e da riqualificare urbanisticamente con zone residenziali ed abitative, viabilità, spazi commerciali e servizi, quali scuole e - appunto - una nuova parrocchia.

Alla diocesi, per quest'ultima, era stata assegnata un'area di 4.214 metri quadrati, a pochi passi dai Piloni della Vittoria, in via XXIV maggio. 

A cura di Sergio Dugone

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