L'antico convento della Madonna delle Grazie

Pietro Antonio da Venezia nella sua "Historia serafica" scritta a Venezia nel 1688, afferma che "nel 1505 i Minori Osservanti, soprattutto per interessamento delle nobili famiglie Montalbano e Malvolti, si stabilirono in Santa Maria delle Grazie".

"Verso il 1530 il convento e la chiesa vennero ceduti al Padri Minori Riformati della provincia di Venezia che ne fecero anche un luogo di formazione e di studio per i giovani religiosi".

Alfredo De Mas nel suo "Conegliano, arte, storia e vita" II edizione stampata nel 1972 dallo Studium Coneglianese, afferma altre cose di Santa Maria delle Grazie.

Nel 1769 la Repubblica Veneta, nell'intento di allontanare il dissesto finanziario e politico, sopprime diversi conventi e ne incamera i beni. A Conegliano tale sorte tocca, nella zona verso Monticella, proprio al convento di Santa Maria delle Grazie dei padri Francescani Riformati, ( Zoccolanti ) da oltre tre secoli presenti a Conegliano. Per convalidare questa data, il De Mas cita un documento storico.

"Nel Libro delle Parti - conservato nell'archivio storico del comune - in data 26 maggio 1612, per divergenze sorte sulla sepoltura dei defunti alla cui bisogna i frati più non attendono, si legge:

"La Religione dei R. Padri di San Francesco dell'osservanza sino l'anno 1460 fu da questo Magnifico Consiglio accettata in questa patria, et fu del pubblico a quella assegnato il fondo, ove hora è costructa la chiesa di S. Maria delle Gratie, et fabricato l'honorato loro convento".

Anche don Nilo Faldon, convalida tale data del 1460 come data di avvio della costruzione del convento e di presenza dei Frati in città.

I frati comunque furono in grande considerazione in città sia per le opere di carità ed ospitalità a pellegrini e ammalati ( assistiti anche a domicilio), che per la vita culturale del convento. Tant'è che nella chiesa – ampia, dotata di numerosi altari e di opere d’arte - trovarono posto le tombe di famiglia di alcune tra le nobili famiglie di Conegliano come i Del Giudice, i Graziani, i Dall'Ava ed altri, in parte venute alla luce con recenti interventi di restauro dei pavimenti.

Nel 1772, tre anni dopo la soppressione, gli edifici vennero venduti, mentre finirono a Venezia le nove pale degli altari della chiesa che venne demolita nel 1773.

I Coneglianesi avviarono un'accorata istanza a Venezia per le restituzione almeno della pala dell'altar maggiore, donata da un certo Antonio Salamanca e attribuita al pittore coneglianese Francesco Beccaruzzi.

Francesco Maria Malvolti ( 1725 - 1807 ) redige nel 1774 il "Catalogo delle migliori pitture esistenti nella città e territorio di Conegliano" - conservato all'Archivio di stato di Venezia – e una seconda copia, con annotazioni autografe, nell'archivio storico del comune. Ecco come parla della pala del Beccaruzzi:

"Questa è di ragione dei compratori del soppresso convento, e chiesa de' Molto RR.PP. Riformati, già da questa città emigrati, ed è ora provisionalmente collocata in detta chiesa di San Giovanni finche colle dovute cautelle sarà trasportata, e collocata nella nuova chiesa, che sta fabricandosi in loco dell'altra già demolita; nella qual nuova chiesa saran pur collocate le altre due Pale in tela una rappresentante la Trinità e l'altra S. Tiziano con alcune figure di mano buona: la prima però di queste due molto pregiudicata".

(Quest’ultima, come annota don Faldon, era la pala di San Tiziano dell’altare della cappella Del Giudice, cappella tutta affrescata)

Malvolti ci conferma così che l'attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie fu costruita a partire dal 1774 al posto della più grande chiesa distrutta. Essa contiene - della precedente - la pala dell'altar maggiore e due pale di altari laterali.

Le tre opere storiche dell'antico convento furono ancora rubate dagli austriaci durante l'invasione 1917 -1918 e, rintracciate a Udine, tornarono nella chiesa il 30 luglio 1921.

Bisognose di un delicato e accurato intervento di restauro, furono, solo in anni più recenti, affidate a laboratori e tecnici specializzati che le hanno riportate all'originaria bellezza.

Nino Finato ne Il Coneglianese del luglio 1994 ricorda come venne salvato da Venezia anche il dossale cinquecentesco in legno dorato con la pala della Natività di Francesco da Milano che la Corporazione dei Marangoni ( di cui San Giuseppe era protettore ) – rinvendicandone la proprietà, - decise di consegnare alla chiesa di San Martino dov’è ora collocata nell’altare presso il Battistero.

Egli aggiunge che l’attuale mensa dell’altare, con paliotto intarsiato di marmi policromi, del santuario di Santa Maria delle Grazie, proviene dalla vecchia parrocchiale di Santa Maria di Campagna in Cessalto abbattuta agli inizia degli anni ’60. Finato – per molti anni fabbriciere alla parrocchia dei SS. San Martino e Rosa dove affiancava padre Remigio Burello, è testimone credibile.

A cura di Sergio Dugone

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