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I precedenti segni della religiosità, fuori le mura, oltre Porta Monticano

La storia delle comunità parrocchiali è sempre legata alle dinamiche sociali, agli insediamenti abitativi di una comunità civile.

L'identità religiosa di un popolo, i suoi valori, la sua capacità di tessere relazioni che abitano la vita, la terra, il tempo, sono premesse indispensabili per la coesione sociale e la vita civile di un insediamento urbano.

La storia ci dice che - fuori dalle mura storiche della città - attorno al Monticano ed oltre, sulla strada verso il Friuli ( spazio geografico delle radici della comunità parrocchiale della Madonna delle Grazie ) non sono mancate presenze significative di vita civile e di religiosità organizzata, in ospizi e conventi.

Alcune di esse hanno lasciato testimonianze che sono giunte fino ai giorni nostri.

I Padri Umiliati erano presenti nel convento di San Polo ( l'attuale zona tra via Verdi, piazza IV novembre ed il Monticano ) fin dal 1316. Sfruttarono le acque del Monticano per avviare la prima industria laniera che generò attività artigiane diffuse. L'ordine monastico venne soppresso nel 1571 da papa Pio V. La chiesa rimase aperta e continuò ad essere utilizzata fino al 1827, quando andò distrutta insieme al convento.

Oltre l'attuale ponte di San Martino, esisteva - fino alle soppressioni napoleoniche - un insieme di complessi religiosi di grande importanza poiché si estendeva fino al borgo Madonna.

Le funzioni parrocchiali in tale area fuori dal borgo cittadino, fino al 24 aprile 1339, erano esercitate dalla chiesa di Santo Stefano in Monticella che - secondo gli studiosi - si trovava nella posizione del civico 28 dell'attuale via Ciotti ( casa Garbellotto ).

Oltre il ponte di San Martino ( zona degli attuali giardini pubblici di piazza San Martino ) si trovava la chiesa di San Lazzaro e l’ospizio omonimo. La gestivano i Padri Crociferi di Santa Maria di Venezia come si legge in un documento del 1313. A seguito della peste del 1630 che coinvolse anche Conegliano, l’ospizio venne trasformato in Lazzaretto.

In via Malvolti ( vicino al negozio Gava ) ci sono le tracce dell’ospizio di San Giovanni ( San Zuane ) e della chiesetta relativa. Di esso si parla in un documento di Gabriele da Camino del 1224. Fu il primo ospitale della città e funzionò fino al 1549 accogliendo pellegrini e miserabili. Lo gestirono i Padri Crociferi ed esso vide anche la presenza – per una controversia amministrativa tra i Crociferi e la città – del nunzio mons. Giovanni Della Casa, autore del famoso "Galateo". All’epoca egli era dimorante nell’Abbazia di Nervesa.

Dell’ospizio resta la chiesetta, così com’è stata ricostruita dopo il bombardamento del 1918 ed oggi adibita a magazzino, che si affaccia sulla strada, ed un lato di chiostro all'interno, oggetto questo di recente restauro.

Fin dal 1231, nel borgo di San Martino, fuori le mura ed oltre il Monticano, esisteva la piccola chiesa di San Martino ( clausura Sancti Martini ).

Essa viene ceduta – dal sacerdote Aldrighetto a fra’ Filippo dell’Ordine di Santa Maria dei Crociferi di Venezia ( già presenti a San Lazzaro ed a San Giovanni ) il 24 aprile 1339 ed il vescovo di Ceneda vi trasferisce il titolo parrocchiale da Santo Stefano in Monticella, poiché è in tale luogo che si insedia l'abitato più popoloso fuori le mura di Conegliano.

La prima piccola chiesa, venne sostituita dalla chiesa omonima, costruita dai Padri Crociferi, i cui resti sono stati ritrovati in epoca recente, sotto l'altare dell'attuale parrocchiale.

Nel 1656 l'Ordine dei Crociferi viene soppresso da papa Alessandro VII perché ormai in estinzione.

Il 17 luglio 1665, su richiesta del Magnifico Consiglio di Conegliano, arrivano a San Martino i Padri dell'Ordine di San Domenico dell'Osservanza da Venezia.

La parrocchia conta all’epoca meno di 500 abitanti ( 497 secondo documenti dell’archivio storico dei Domenicani di Bologna, dove sono conservati i documenti di San Martino ).

I Domenicani, il 7 marzo 1674, danno il via ai lavori di costruzione di quella che è ancora oggi la bella ed incompiuta chiesa dei Santi Martino e Rosa la cui realizzazione - comprese le opere d'arte, tra cui le splendide sculture lignee - impegna i frati fino al 1733. Dal 1744 al 1768 i Domenicani costruiscono - non senza sacrifici - il nuovo convento annesso alla chiesa ( l'attuale ex caserma Marras ).

Di essi resta famoso il reverendo padre Gerolamo Piccini, figlio di un ricco commerciante di Venezia che fu sostenitore insigne del convento dei Domenicani di Conegliano. Di padre Piccini si conserva a lato dell’altare il sepolcro recuperato durante i recenti restauri sotto il presbiterio.

Dal 1797 in poi, prima con i francesi di Bonaparte, poi con gli austriaci, poi con il ritorno dei francesi, poi con le soppressioni dei conventi e dei monasteri, è tutto in discussione. Il 7 marzo 1808 i Domenicani lasciano Conegliano.

La parrocchia viene affidata ai sacerdoti della diocesi di Ceneda fino al 1923, quando la stessa diocesi - ora di Vittorio Veneto - vi chiama i Padri Giuseppini del Murialdo.

Tra l'attuale via Rosselli e la ferrovia si trovava - fin dal 1669 - il convento delle monache del Corpus Domini ( Terziarie Osservanti Domenicane ).Il complesso, distrutto dopo le soppressioni napoleoniche, vide demolita l'ultima torre nel 1955.

A monte di borgo Madonna, anzi alle origini di questo toponimo, tra il Monticano e le falde del Col Nudo nell'attuale via Lazzarin, venne fondato nel 1225 dalle "povere donne recluse di San Damiano" cioè le Clarisse il convento di Santa Maria Mater Domini che poi passò in seguito alle Benedettine, di cui resta famosa la Beata Ricchieri da Pordenone.

Gli storici sono unanimi nel descrivere questo complesso come il più grandioso della città. Gestito con oculatezza dalle Benedettine, nel XVI secolo, le monache ampliarono la chiesa dotandola di opere d'arte di pregevole fattura tra cui due opere del Cima da Conegliano, oggi alla pinacoteca di Brera, dopo le soppressioni napoleoniche che distrussero il convento e la chiesa.

La chiesa di San Sebastiano, cappella devozionale sorta a seguito della peste del 1630, si trovava invece all’altezza dell’attuale villa Fabris, nelle adiacenze dei Piloni della Vittoria, venne demolita nel 1917 insieme con l’arco di San Sebastiano.

Il 10 novembre 1897, madre Clelia Genghini guida a Conegliano le prime sei Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 1904 il Collegio Immacolata era già centro dell’Ispettoria Veneto – Emiliana della congregazione voluta da Don Bosco e Madre Mazzarello.

Le suore salesiane ebbero a Conegliano scuole, oratorio e centro giovanile, centro di formazione professionale. Al Collegio Immacolata si aggiunse poi Casa Madre Clelia, in via Fenzi, sede dell’Ispettoria Maria Regina che un secolo dopo avrà competenza sul Veneto Orientale, sul Friuli, sulla ex Jugoslavia, sull’Ungheria e sul Madagascar.

La presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice si rivelerà preziosa per il sostegno che da esse verrà all’attività pastorale della nuova parrocchia di Santa Maria delle Grazie.

A cura di Sergio Dugone

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