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PerdereLaFede01Ero appena diventato sacerdote, quando nel nostro Seminario venne a parlarci mons. Pavanello della Caritas di Treviso. Fra l’altro disse: «L’importante è che un prete non perda la fede». Sul momento rimasi male, perché nella mia ingenuità spirituale mi sembrava che questo non potesse, non dovesse succedere mai! Adesso, con qualche fatica sulle spalle e con qualche peso nel cuore, devo dire che Pavanello aveva ragione.

            Una ragione che trovo nei classici. Prendo un esempio da Cicerone (Cato Maior de senectute, VII, 21) “Memoria minuitur [...] nisi eam exerceas”. Cioè, la memoria diminuisce, se non la eserciti. Ed è vero! Vale anche per i muscoli, per qualsiasi sport: bisogna far allenamento! Chi ama il calcio ben lo sa e non si permette neanche di contestare il mister, se questi lo ferma in panchina, perché non si è allenato...

            Purtroppo alla fede non concediamo lo stesso tempo, gli stessi diritti ed affetti che ha lo sport in genere e quant’altro richiede esercizio (musica, teatro...).

            Eppure un’altra ragione forte la trovo addirittura nelle parole che Gesù dice a Pietro in Lc 22: «31 Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno». La tua fede non venga meno!... Lo dice Gesù stesso, che in un altro passo (Lc 18) mi inquieta ancor più: «8 Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

            Dunque, la fede va alimentata! Del resto la vita stessa va alimentata ogni giorno: devo nutrirmi più volte al giorno, se no mi mancano le forze. Devo buttar legna sul caminetto, se no la cenere spegne la brace. Devo far il pieno di benzina, se no resto a piedi. A scuola devo ripassare, se no dimentico. E potremmo continuare: gli esempi certo non mancano... Insomma: anche la fede va nutrita! Se no, a poco a poco vado in anoressia spirituale! Come, senza allenamento, vado in atrofia muscolare...

            Allora, come alimentare la nostra fede? Senz’altro con l’ascolto della Parola, non solo quando mi dà ragione e coraggio, ma anche quando mi ferisce, quando Gesù mi accarezza contropelo; oppure quando mi mette fortemente in discussione.

E poi ci sono i sacramenti, da vivere così, senza sconti o raggiri... A volte qualche mamma mi dice: non posso venire a messa, ma la ascolto alla TV, perché devo badare ai nipotini... Allora, se è il caso, rispondo così: a mezzogiorno, mangi la Simmenthal che ha visto alla TV... Se, invece, è un giovane fidanzato a dirmelo, gli rispondo: non andar più a trovare la tua ragazza, tanto lei sa che tu le vuoi bene... Cerco di recuperare una logica della fede, perché la fede non è per persone stupide, ma intelligenti! Agostino, Anselmo, Bonaventura, Tommaso..., grandi padri della Chiesa dicevano: Credo un intelligam, intelligo ut credam...

            La fede è un dono, ma è fragile. Soprattutto in questo tempo di Pasqua, inquinato dal coronavirus, la fede nella Risurrezione va custodita. Paolo nella 2 Cor 4 ci ricorda: «7 Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta [...]». Ma siamo «14 convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi».

            La fede è splendida, come l’amore, che nel Cantico dei Cantici (Ct 2, 2) è paragonato a un giglio da difendere tutt’intorno anche con i rovi: «Come un giglio fra i rovi, ǀ così l'amica mia tra le ragazze».

            Forse la fede non è neanche tanto difficile. Io ho bisogno di una fede semplice. Parafrasando San Paolo mi vien da dire che non mi interessa la fede “greca”, troppo colta ed elaborata; e neanche la fede “giudaica”, sempre in cerca di apparizioni, di miracoli, di emozioni...

Mi piace di più la fede asciutta di Abramo, che parte senza sapere dove andare; di suo figlio Isacco, troppo intelligente a 18 anni per non accorgersi che manca la vittima da sacrificare...

Preferisco la fede che Paolo vedeva nella nonna del suo amico Timoteo (2 Tm 1, 5): «Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te».

Mi piace la fede di Papa Giovanni, raccontata in una lettera ai genitori, scritta a 50 anni: «Quando sono uscito di casa verso i dieci anni di età, ho letto molti libri ed imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi, ma quelle poche cose che ho appreso da voi in casa sono ancora le più preziose ed importanti».

            Certo, il discorso non è così facile. Ci son sempre i cavalli di battaglia del secolarismo, del relativismo, e di altri -ismi. Qualcuno potrebbe tirar in ballo la pedofilia, la banca dello IOR e tant’altro... Ma qui, dal nostro corredo fotografico occorre prendere il grand’angolo per guardare l’insieme. Non basta un teleobiettivo per isolare il particolare. Mi ha colpito un paio d’anni fa il vescovo di Padova. Difronte a due suoi preti che hanno gravemente peccato, lui ha detto pressappoco così: mi metto in ginocchio, domando scusa, ma la chiesa padovana non è solo questo, ma tant’altro. Resta sempre vero che dobbiamo ascoltare i mille alberi che crescono in silenzio, senza impressionarci esclusivamente di quello che cascando allontana gli uccelli impauriti.

            Al riguardo concludo con il pensiero di don Lorenzo Milani, di Carlo Carretto e di altri: la Chiesa, fatta di uomini, può anche sbagliare, ma resta sempre la mamma che mi ha generato alla fede, e dalla quale posso tornare alla fine di ogni giornata per confessarmi... Una Chiesa da amare e sempre da inventare, alla scuola dello Spirito.

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